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Etna e Taormina

Oggi si è passati dal cielo nero e piovoso dell’Etna al sole cocente di Taormina. Tutto questo qui è possibile. Da noi, in Sicilia, si passa dal vulcano al mare nel giro di pochissimo tempo.

L’isola Bella è una delle tappe del tour e le sue acque cristalline sono amate da tanti visitatori.

La sua storia è legata ad un personaggio che ha dato tanto alla città di Taormina: Lady Florence Trevelyan. Florence nasce nel 1852 e ha origini nobili. La madre le trasmette la passione per la botanica e il giardinaggio. Nel 1881 giunge in Sicilia alla fine di un grand tour europeo insieme alla cugina Perceval e visita per la prima volta Taormina per stabilirsi definitivamente tre anni dopo quando incontra e sposa Salvatore Cacciola, medico e poi sindaco di Taormina. Inizia ad acquistare molti appezzamenti di terra costruendo vari giardini come i giardini pubblici della città, una piccola Hallington, sua terra natale.

Acquista lo scoglio di Santo Stefano, un piccolo isolotto collegato alla terraferma da un sottile istmo di sabbia trasformandolo nell’Isola Bella. Costruisce una casa e il suo giardino, colmo di specie mediterranee e piante rare ed esotiche. Resta privata fino agli Anni 90.

La famiglia Bosurgi, eredi dell’impero delle arance Sanderson la abbelliscono ulteriormente con camere scavate nella roccia e passaggi segreti. Dal 1998 viene istituita la Riserva Naturale al fine di tutelare la flora e la fauna della baia. Oggi è possibile visitare il museo dell’isola e godere della bellezza del giardino tanto amato da Florence.

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Bonjour dalla Valle del Bove!

Oggi ho guidato una bellissima coppia francese con
due splendide bambine sull’ Etna. Una famiglia
curiosa di conoscere la mia bella Sicilia ed eccitata
dalla bellezza del vulcano. Una delle tappe del
nostro tour prevede la visita della valle del Bove.
La valle del Bove è un immensa depressione sul
fianco orientale del vulcano dall’ampiezza di 5 km
nord sud e più di 7 km est ovest e profonda 1.000
mt. Questa erosione si è formata più o meno
10.000 anni fa quando parte della montagna è
franata verso est. Il motivo però è ancora dibattuto.
Sono molte le teorie ma ciò che è certo è che i
vulcani avendo pareti molto scoscese franano
facilmente.


La valle raccoglie molte colate laviche e questo la rende una grande protezione per noi perché la ricaduta in una zona così desertica non produce molti danni. Per i vulcanologi etnei è anche un laboratorio di ricerca.
Le sue pareti, infatti, ci mostrano com’ era il vulcano più o meno 100.000 anni fa poiché da queste fuoriescono numerosi spuntoni e strati dei vulcani precedenti.
Non si può visitare l’Etna senza vedere questa immensa valle di bellezza!

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Etna, isola Bella e Taormina

Oggi i miei “compagni” sono due francesi, padre e figlio dodicenne di Montpellier.

Dopo aver visitato Palermo per tre giorni, si trovano qui a Catania per qualche giorno scegliendo noi per poter visitare l’ Etna e Taormina.

Dopo il nostro trekking sul cratere Silvestri,  il nostro vulcano ci regala uno spettacolo meraviglioso. Durante la discesa da Zafferana Etnea, il cratere di sud est si anima con un importante attività lasciandoci senza parole per la sua bellezza. “ idda” non si smentisce mai e non lascia mai insoddisfatti i suoi visitatori.

Isola bella e Taormina sono le mete della seconda parte della giornata. Dopo un tuffo nella incantevole riserva dell’isola Bella sono pronti ad andare a Taormina per una visita veloce e un piatto di pasta al pistacchio. Taormina a loro dire è incantevole! Per chi non lo è! La sua posizione strategica lascia ai visitatori la possibilità di ammirare l’immensità del mar Ionio, le coste calabre e l’imponenza del vulcano fumante.

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Etna quota 3.000 metri

Amo il mio lavoro perché mi da la possibilità non solo di condividere la bellezza e la conoscenza che ho della mia terra, ma soprattutto perché ad ogni tour conosco persone e storie sempre diverse.

Oggi ho avuto la fortuna di passare sei ore della mia giornata con due simpaticissime ragazze viennesi che amano la Sicilia e in particolare modo l’Etna.

In loro compagnia per la prima volta in quest’anno particolare sono salita a quota 3.000 mt.

Per loro la risalita con la funivia rappresentava un ‘must’.  Quando ti ricapita di visitare il vulcano? Quindi via..

La vista mozzafiato e il cratere di sud est fumante sono uno spettacolo troppo eccitante!

Non c’è nulla di più appagante di godere di tutto questo. Camminare intorno al cratere della bottoniera del 2002 e poter ammirare non tanto distanti da me i crateri sommitali non mi stancherà mai. E so per certo che quest’esperienza rimarrà nei ricordi più piacevoli delle viaggiatrici che oggi ho avuto il piacere di portare con me! In fondo a loro dire visitare l’ Etna è stato qualcosa di “impressive” e “unbelievable”.

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L’anfiteatro di Catania agli occhi di Jean Houel

Tra ‘700 e ‘800 in Europa si diffonde la “moda” del Grand Tour, il viaggio di istruzione dei rampolli delle case aristocratiche europee.

La Sicilia ha il suo momento d’oro nel corso del ‘800 quando dopo le scoperte di Ercolano e Pompei il Sud ha finalmente il meritato interesse essendo la culla della classicità.

Gli intellettuali contribuiscono così a promuovere e mostrare la bellezza della nostra terra antica, esotica e mitica. I classicisti così come i romantici trovano un luogo ideale di studio ed evasione.

Tra i tanti intellettuali, Jean Houel, pittore ed incisore francese, è colui che meglio incarna il viaggiatore ideale. Nei suoi 4 anni in Sicilia tutto rientra nel suo raggio di osservazione, le antichità, i paesaggi, le fatiche dei lavoratori e le tradizioni. Catania è una delle tante città visitate e la sua bellezza è comprovata da varie descrizioni ed immagini.

Houel si affida nella visita della nostra città al principe di Biscari che a quel tempo è incaricato di vegliare alla conservazione dei resti antichi del Val di Noto e Demone.

L’anfiteatro costituisce per l’artista un edificio antico superbo più sorprendente addirittura di quello di Roma. Nei suoi resoconti scrive che “hanno fatto di più gli antichi catanesi che Vespasiano e Tito”. E questo Houel lo afferma non potendolo osservare, poiché il monumento è completamente interrato da alberi e case e così lo immagina completamente liberato tracciandone una pianta generale.

Il primo anfiteatro per l’ incisore è solo un ampio fossato e gli spettatori siedono intorno alla scarpata erbosa, in seguito le scalinate vengono costituite da assi di legno e poi a causa degli incendi  costruite in pietra diventando un esempio per Roma. La decorazione esterna si caratterizza da 3 o 4 ordini sovrapposti, quella interna è marmorea.

L’arena è chiusa da un muro in cima al quale corre un cornicione e forma un podio alto 10/12 piedi. Al di sopra di questo, i gradini. I posti più bassi e più vicini all’ arena sono occupati dalle persone maggiormente influenti. Sulle precinzioni sboccano delle aperture comunicanti con i corridoi che conducono alle uscite. Coperto da tendoni, il suo uso è destinato ai combattimenti di gladiatori ed atleti.

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Castle Etna Excursions – Morning January 2019

I nostri tour iniziano sempre da qui.
Acicastello ed Acitrezza rappresentano delle tappe fondamentali per capire un po’ di più sulla nostra cara “muntagna”. Una volta in macchina si fanno varie soste fino ad arrivare al rifugio Sapienza, quota 2.000, per poter fare una passeggiata intorno ai monti Silvestri. Il cratere superiore ci regala una vista magnifica su Catania. È il momento della Grotta dei tre livelli formatasi nel 1792 e della Valle del Bove, l’immensa caldera sul fianco orientale del vulcano che molte volte è stata per noi motivo di salvezza. Ultima tappa degustazione a Zafferana Etnea, la città del miele. Qui le api nostrane fanno il loro dovere regalandoci del miele squisito e salutare. Alla fine del tour ci si saluta sempre con la consapevolezza che ci si lascia sempre reciprocamente qualcosa. Noi ci auguriamo sempre di trasmettere a chi condivide le giornate con noi la nostra passione per l’Etna e la nostra terra.

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Il Castello di Acicastello

Il castello di Acicastello domina la piazza del piccolo borgo in provincia di Catania. Si erge su una rupe basaltica antichissima e si caratterizza per il colore nero tipico della pietra lavica.

Da sempre frequentata per la sua posizione strategica, una prima fortificazione viene costruita in periodo romano, poi ripresa in epoca bizantina. Nel 902 è assediata dagli arabi per essere riedificata sette anni più tardi dal  califfo al-Mooz. Ma è con i conquistatori normanni che il  castello diventa lo scenario di eventi cruciali della nostra storia. L’ edificio e il territorio circostante viene concesso al vescovo di Catania Ansgerio da S. Eufemia. Durante il XIV sec. è conteso da angioini e aragonesi. È importante ricordare alla fine del ‘300 l’ assedio che il re Martino fa intraprendere al Cabrera affinché Artale d’ Aragona, proprietario del territorio si arrenda. Passa in mano ad un susseguirsi di famiglie e infine viene destinato nel XVI sec. a caserma e carcere. Solo nel ‘600 è ristrutturato per volere di Filippo III e poi ceduto al duca Massa. In epoca borbonica diventa di demanio comunale.

Dal 1985 è sede del Museo civico.

Il museo consta delle sezioni di archeologia, paleontologia e mineralogia.

Particolare interesse ricoprono i diversi minerali dell’attività vulcanica, vari manufatti preistorici,   calchi di cranio e i resti ossei di alcuni vertebrati.

Al centro della fortezza si trova il “donjon”, la torre quadrangolare, attorno alla quale si organizzano i vari ambienti.

Della cinta muraria semicircolare e dei suoi due ingressi(la porta Catania a sud e la porta Messina a nord) rimangono solo alcune merlature. Il museo è ospitato in piccole sale, da questo si accede ad un cortile adibito ad orto botanico e ad una cappella denominata “bizantina” per la presenza di resti di un affresco bizantineggiante. La cappella è a pianta rettangolare ed è coperta da una volta, sostenuta da quattro archi ad ogiva. Stessa struttura la ritroviamo all’interno del torrione al piano superiore.

L’ ampia terrazza del castello da la possibilità ai visitatori di godere di una vista mozzafiato della costa ionica.

✔️Il castello ha subito nei secoli delle modifiche dovute a diversi cataclismi naturali.

Nel 1169 la lava raggiunge Acicastello  e colma il braccio di mare che lo separa dalla costa.

Nel 1329 è nuovamente raggiunto dalla lava e in parte danneggiato dai successivi terremoti del 1693 e del 1818.

✔️Nel 1875 Giovanni Verga scrive “Le storie del castello di Trezza”, una novella ricca di mistero ambientata all’interno del castello e caratterizzata da piani narrativi che diventano speculari e sovrapposti. Un gruppo di amici tra cui Matilde e il marito Giordano visitano l’antica fortezza e la guida Luciano racconta loro un’antica leggenda medievale. Il barone Garzia d’Arvelo e la sua seconda moglie Isabella vivono nel castello a picco sul mare. La donna viene avvertita degli strani rumori e delle apparizioni di fantasmi ma inizialmente non da credito alle storie, dovendo poi ricredersi la notte in cui sente dei lamenti e le appare il fantasma di donna Violante, prima moglie del barone, morta tempo prima suicida dopo la scomparsa del giovane paggio, suo amante. Isabella presa dallo spavento fugge  per non ritornare più.

La storia di donna Violante sarà per Matilde un’ anticipazione di quello che le accadrà, la sua morte e quella di Luciano del quale si innamora segretamente. I due cadranno dal precipizio del castello accidentalmente, suggestionati della leggenda medievale.

✔️All’interno della cappella sono esposte delle opere del grande pittore catanese Jean Calogero(1922/2001). Artista insignito della medaglia d’argento nel 1957 in Francia,  che attraverso le sue opere dai colori intensi ci conduce nei luoghi della sua memoria. La cappella è stata infatti intitolata al pittore Calogero molto legato ad Acicastello dove ha trascorso gli ultimi anni di vita.

Sapevi che..
è il luogo in cui fanno ritorno le reliquie di Sant’Agata? Queste vengono trafugate da Giorgio Maniace e portate a Costantinopoli nel 1040. Dopo 86 anni i due soldati Gisliberto e Goselmo caricano le sante reliquie in una nave e si dirigono in Sicilia. È il 17 Agosto 1126 quando giungono proprio al castello di Acicastello, residenza estiva del vescovo Maurizio per consegnare alla chiesa catanese e ai suoi fedeli le reliquie della Santa patrona.